Pietro Iurato è Direttore Risorse Umane, South Europe di SAP. Venta grande esperienza nel ciclo completo di gestione delle risorse umane in diverse funzioni e aree di business; per garantire l’approccio integrato e l’implementazione dei processi in tutta l’organizzazione seguendo le strategie e la visione delle aziende.

Abbiamo incontrato il Direttore Risorse Umane, South Europe di SAP a margine del Webinar organizzato da HackAt il 23 aprile 2020, durante Hack@MI evento centrale di #STEMinTHeCity 2020, che lo ha visto tra i relatori.

Come sono le condizioni del mercato del lavoro, oggi, nel settore big data, machine learning, A.I.?

Le condizioni sono buone. Tutto quello che viene definito oggi come rivoluzione tecnologica passa attraverso questi temi che hanno come base comune la gestione dei dati. I dati sono stati definiti come il nuovo petrolio dell’economia quando da semplice registrazione di un fatto diventano insight avanzati e informazioni intelligenti in grado di generare valore per il business. Quindi chi sa attuare questo passaggio – da puro dato a insight evoluto – porta alla propria organizzazione un vantaggio unico. Il mercato è sempre più alla ricerca di talenti in ambito Machine Learning e Intelligenza Artificiale. Uno dei motivi è molto semplice: quanto più si riesce a portare intelligenza nei processi, automatizzando quelli abitudinari, tanto più si libera il tempo delle persone da compiti ripetitivi e noiosi permettendo loro di focalizzarsi su attività più strategiche a più alto impatto sulle performance dell’organizzazione.

Come vi state allineando all’evoluzione del mercato, con il cambiamento del rapporto che le persone hanno con il lavoro. Accelerato anche dalla situazione attuale.

Un tempo vi era una cesura netta tra aziende tecnologicamente avanzate, che ad esempio avevano già fatto propri modelli di Smart Working, di Flexible Time, e aziende meno avanzate. Oggi il COVID-19 ha forzato le aziende a ridurre questo gap. Lo scorso febbraio, in SAP, in un giorno ci siamo trasformati in azienda 100% Smart Working senza grandi ripercussioni sull’organizzazione e sulla motivazione dei dipendenti. Abbiamo garantito la business continuity ai nostri clienti e partner. Oggi le persone hanno scoperto che è possibile lavorare con efficienza anche da casa. D’altro canto è anche vero che le imprese hanno bisogno di mantenere le persone connesse fisicamente. La nostra funzione, con il supporto dell’IT, deve quindi mettere in condizioni le persone di lavorare dove vogliono. Anche il concetto di orario è obsoleto, si lavora per obiettivi. L’importante è essere presente quando dobbiamo realmente esserlo.

Il welfare managment diventa, quindi, un aspetto attrattivo di un’azienda.

Se per welfare management intendiamo la tutela dei bisogno dell’individuo in ambito sociale e sanitario (come ad esempio pensione integrativa, assistenza sanitaria, asilo nido, ecc. ecc.), l’azienda copre queste aree quando lo Stato non è più efficiente. Se l’azienda è in grado di compensare queste lacune, diventa molto attrattiva sul mercato. Questi elementi diventano quindi un vantaggio competitivo nell’attirare nuovi talenti o nel mantenere più fedeli, motivati e produttivi i dipendenti. 

Se un’azienda estende il concetto di welfare management a well-being, vuol dire che è particolarmente interessata a fornire alle proprie risorse; nuovi servizi per stare meglio sia al lavoro che nella vita privata. É un approccio che si sta diffondendo molto perché il confine tra vita privata e lavorativa è sempre più sottile, sia in termini di tempo che di spazio. Da qualche anno abbiamo quindi ampliato la nostra offerta di well-being che prevede, tra le diverse iniziative, percorsi di mindfulness; giornate sportive (sugli sci o in vela, N.d.R.); incontri per una corretta alimentazione; abbonamenti in palestra, ecc. ecc.

Ha citato più volte: i migliori talenti. La selezione del mercato dovrebbe concentrarsi su: personalità e competenze con potenzialità future. Questo creerà una maggiore flessibilità del mercato? Cambierà l’approccio tra aziende e candidati?

Questo è un tema molto interessante e attuale. Viviamo in un mondo in veloce trasformazione. Se cerco un candidato con le competenze necessarie all’oggi non basta più. L’azienda non deve acquisire solo queste basi, ma anche la capacità del candidato di farle evolvere insieme alle competenze trasversali; ad esempio capacità di adattarsi ai cambiamenti, di lavorare in organizzazioni complesse, di innovare. I ragazzi non devono sentirsi arrivati perché si sono laureati, ma devono mettersi in una posizione di apprendimento costante. Abbiamo casi di persone che lavorano, tornano a studiare poi tornano in ufficio. Non esiste più una traiettoria lineare come in passato. Chi coniuga formazione scientifica e umanistica ha maggior probabilità di successo, la multidisciplinarietà è fondamentale

Rimaniamo in tema talenti futuri. Quali azioni implementari state applicando per creare una relazione più aperta tra voi e i candidati che cercate?

Collaboriamo a stretto contatto con le Università di tutta Italia attraverso un programma specifico che si chiama SAP University Alliances Program e offre a docenti e studenti la possibilità di acquisire strumenti e competenze per utilizzare le nostre soluzioni innovative; di applicarle in progetti concreti in ambito intelligent enterprise o experience economy, giusto per nominare due scenari molto attuali in questo momento.

Qual è l’obiettivo del SAP University Alliances Program?

L’obiettivo del SAP University Alliances Program è di aumentare la disponibilità di risorse qualificate e di tecnologia all’avanguardia. Questo avrà un effetto diretto e tangibile sull’occupazione giovanile e sul nostro sistema industriale. In Italia il problema dello skill gap è molto urgente, si stima che le posizioni aperte in ambito ICT sono oltre 135.000. La collaborazione con le principali Università italiane ci consente di aiutare i giovani a sviluppare competenze digitali, indispensabili per poter cogliere le opportunità della rivoluzione digitale in atto e per trovare facilmente un’occupazione. Questo aspetto è fondamentale per sostenere la crescita e la competitività del nostro Paese. In Italia sono 21 le Università e gli istituti superiori che hanno aderito al SAP University Alliances Program.

Il mutamento dei processi economici dovuti principalmente alla globalizzazione ha costretto a una riformulazione del concetto di innovazione: che problemi e che vantaggi offre l’Open Innovation?

Innovazione non è più un processo top down. Dev’essere sì governato, ma non incanalato secondo vie gerarchiche, spesso obsolete. Non esiste più asimmetria di informazione in azienda, tutti possono accedere a tutto, tutti possono fare innovazione. Le aziende che credono e trasmettono ai propri dipendenti valori di trasparenza e meritocrazia sono spesso leader nei propri settori.

A tal proposito, in SAP avete lanciato qualche iniziativa?

Un’iniziativa che abbiamo lanciato al nostro interno tre anni fa si chiama 1B Lives. 1B Lives si rivolge a tutti gli oltre 100.000 dipendenti SAP nel mondo. Chiede loro di creare una soluzione con alto impatto in termini di sostenibilità sociale sfruttando le risorse, la tecnologia e i servizi di SAP. L’anno scorso il tema della challenge su cui lavorare era stata Smart City. Quest’anno ne abbiamo proposte due: una di forte attualità relativa alla crisi da COVID-19 e un’altra relativa a 5 dei 17 Sustainability Development Goals fissati dall’ONU. A ogni dipendente, individualmente o in team, viene chiesto di dare un contributo a questo grande progetto di innovazione con l’aiuto di sessioni di Design Thinking o di workshop di Idea Factory moderati da consulenti. Le proposte migliori verranno poi incubate da SAP.io, la nostra divisione che si occupa di supportare e seguire le start up più promettenti.

In tal senso, quindi, ritiene utile un hackathon che permette ad aziende e candidati di confrontarsi su problemi concreti?

Vista la nostra esperienza diretta, riteniamo molto utile l’organizzazione di hackathon per confrontarsi con idee fresche e originali che nascono al di fuori della nostra organizzazione. SAP non potrebbe essere l’azienda che è arrivata a essere senza aver lavorato sempre con una logica di ecosistema aperto, cercando cioè un mutuo confronto con i propri partner, la propria comunità, le istituzioni e il sistema educativo.

Per la prima volta, Hack@MI affianca ai profili STEM soggetti di formazione umanistica come accennava precedentemente. Che vantaggio può portare a un team di lavoro?

Come accennavo prima, oggi chi coniuga una formazione scientifica e umanistica ha maggior probabilità di successo. La diversità, in generale, è importante anche per un team di lavoro. I vantaggi sono facilmente intuibili: il problema viene analizzato da sensibilità diverse. Ad esempio un collega con sensibilità umanistica porrà il cliente con i suoi bisogni, convinzioni ed emozioni al centro della progettazione di una particolare soluzione; il tecnico sceglierà come base del progetto una tecnologia in grado di analizzare grandi volumi di dati in tempo reale da fonti strutturate e non (come i social media, N.d.R.), analytics avanzate per report innovativi e analisi predittive. Insieme otterranno una soluzione in linea sia con le esigenze del cliente finale sia con il management dell’azienda committente.

Quali sono i problemi legati alla sostenibilità su cui desiderate confrontarvi?

La mission di SAP si traduce in un impegno costante a innovare per aiutare i clienti a gestire al meglio il proprio business e a migliorare la vita delle persone. Quando i clienti usano soluzioni SAP per essere più trasparenti nelle loro operazioni di business, per ottimizzare l’uso dell’energia e dell’acqua, per tutelare la sicurezza dei dipendenti, o per diminuire i rischi di interruzione della catena di approvvigionamento, stanno trasformando la sostenibilità in azioni concrete a beneficio dei lavoratori, delle comunità e dell’ambiente.

Su questa linea, infatti, la challenge che avete proposto ad HackAt per #STEMinTheCity 2020.

Esatto. In linea con questi principi, come SAP abbiamo proposto la challenge Ambiente, noi lo salviamo così, che invita i partecipanti all’hackaton a sviluppare soluzioni che aumentino la consapevolezza delle persone rispetto al proprio impatto sul clima e forniscano consigli e informazioni rilevanti per aiutarle ad assumere comportamenti virtuosi a tutela dell’ambiente. 

Confermate, quindi, la grande fiducia nei talenti emergenti.

Crediamo che i giovani abbiano un ruolo fondamentale nel dar forma al nostro futuro collettivo: sono determinati a realizzare un cambiamento positivo e ricchi di idee, è quindi importante dar loro gli strumenti per realizzarle. Siamo felici di essere partner di un’iniziativa come Hack@MI che unisce l’analisi matematica-scientifica dei dati con un approccio etico-umanistico per la risoluzione di problemi legati alla sostenibilità: siamo convinti che l’unione di questi due ambiti, troppo spesso tenuti separati, sia la chiave per individuare soluzioni per il benessere sociale e ambientale.