In questo ultimo anno e mezzo il mondo è radicalmente cambiato: sono cambiati i ritmi, gli ambienti di lavoro e cosí anche le modalità di insegnamento. 

In un nuovo contesto in cui la DAD è diventata una prerogativa per poter insegnare in contesti di chiusura, abbiamo deciso di intervistare Chiara Burberi, presidentessa e CEO di Redooc.com, piattaforma di didattica digitale per scuole e famiglie. 

Buongiorno Chiara, ci racconti Redooc.com e della sua evoluzione in questo ultimo anno?

Redooc.com è nata nel 2013 con l’obiettivo di cambiare la scuola italiana, dopo quasi 100 anni dall’ultima riforma: una piattaforma di didattica digitale pensata per gli studenti innanzitutto, per supportarli nel loro percorso individuale di apprendimento e incentivarli a migliorarsi. Siamo nati con la matematica, la grammatica di base delle materie scientifiche (STEM), il passaporto per lo sviluppo. Il nostro primo slogan suonava così: “ la matematica è come uno sport: più ti alleni, più sudi, più ti diverti”. Negli anni abbiamo aggiunto l’italiano, convinti che sia necessario, anzi urgente, un ritorno alle competenze di base “leggere, scrivere e far di conto” nel senso di comprendere, comunicare e strutturare un problema per risolverlo.   

Nell’ultimo anno abbiamo accelerato lo sviluppo dei contenuti: inglese, scienze, letteratura, storia, filosofia, educazione civica, … non solo video ma anche esercizi interattivi spiegati e mappe (le chiamano “mappe mentali”, io le chiamo “mappe di orientamento”) da scaricare e stampare. 

Un piattaforma unica di contenuti ad alta accessibilità e basata sui principi di gamification. Pensata e realizzata con passione quotidiana da un piccolo Team rivoluzionario. 

Quali ritieni sia stata per il mondo dell’Istruzione la più inaspettata opportunità nata da questa situazione pandemica?

Ci voleva una pandemia per far entrare il digitale nella quotidianità della scuola, almeno in Italia! Altrimenti, ci sarebbero voluti almeno altri 10-15 anni, perché questo è il nostro ritardo rispetto all’estero. 

Purtroppo abbiamo subito, lo dico come cittadina e madre di due adolescenti, una grande campagna di stampa negativa contro la didattica a distanza, che invece di far emergere la situazione disastrosa della scuola italiana, antiquata e fuori controllo, è stata raccontata come il fallimento della tecnologia. Tutti a guardare il dito… Una caccia alle streghe che rischia di frenare un’opportunità unica di ripensare la scuola, dalle basi. Ci vorrebbe uno storytelling positivo sulla didattica a distanza, cioè sulle potenzialità della didattica innovativa grazie all’uso del digitale, in presenza o a distanza, poco importa. 

La scuola in Italia è un servizio pubblico pensato per il secolo scorso, oggi non più adatto a supportare i nostri figli e figlie nel percorso verso il futuro. 

Quale dovrà essere la strategia dell’educazione per la ripartenza? E soprattutto quali suoi fattori saranno imprescindibili?

In Italia manca una strategia di Paese: come vogliamo essere tra 10 e 20 anni? Quindi manca anche una strategia del sistema educativo. Oggi tutte le azioni sono pensate, gestite e comunicate  in modo tattico, spesso malamente.

Tutti pensano a difendere i diritti dei docenti (libertà di insegnamento, contratti, …) e nessuno mette al primo posto l’unico diritto che conta: il diritto dei giovani ad un sistema educativo – dal latino educere – degno di questo nome, all’altezza della grande tradizione italiana.

Il curriculum scolastico è slegato dalla realtà: le materie sono studiate a compartimenti stagni, è premiata la memorizzazione delle nozioni (infatti le interrogazioni in DAD non vengono fatte o peggio vengono fatte da bendati, che nell’era della voce è davvero anacronistico…). Tante materie, private del senso di realtà, che non possono lasciare traccia.

Il Ministero dell’Istruzione dà linee guida, alloca risorse e poi non ha strumenti per garantire e verificare la realizzazione. Un esercito di più di 1 milione di dipendenti fuori controllo, che agiscono tra autonomia e volontariato.

Quindi…

Riscrivere il curriculum scolastico, con grande focus sulle competenze di base (italiano, matematica, inglese, alla base di ogni competenza!) e percorsi di apprendimento fatti di ricerca, collegamenti, sperimentazione, ricchi di tecnologia come fattore abilitante (i.e. al passo con i tempi!). Evitando scuole di serie A e di serie B.

Ridisegnare la struttura di governance della scuola: deve diventare un’azienda con tutte le leve di gestione delle risorse, per poterle gestire in modo efficace, sulla base dei risultati di impatto sugli studenti, unico risultato che conta. Evitando di occuparsi solo di bandi, di assunzioni e di pagamento degli stipendi.

L’educazione è un elemento essenziale della strategia di un Paese, il suo passaporto per il futuro.

Ti va di raccontarci la tua visione sulla didattica del futuro? 

Sogno un’Italia che si riappropri del suo primato culturale: STEAM (Science, Technology, Engineering, Mathematics with Arts) è un prodotto Made in Italy.


Se desideri conoscere meglio Chiara Burberi e Redooc.com , puoi rivedere il nostro webinar in cui é stata ospite qui ⤵️