Mercoledì 23 settembre, dalle 17 alle 18, insieme ad Aldo Razzino (MD, Open Search Network), Guido di Fraia (Professore, Prorettore alla Comunicazione e all’Innovazione, Università IULM di Milano), Andrea Marcante (Martech Managing Director, intarget:) e moderati da Alberto Maestri ospiteremo un nuovo webinar per esplorare altre prospettive della trasformazione digitale, in questo caso il focus sarà sulle materie STEM per profili Umanistici.

Sarà un incontro online e gratuito di alto livello, dedicato a un tema che è nell’interesse di tantissime persone della data community italiana e internazionale: è possibile per laureati in materie umanistiche fare carriera anche in campo scientifico, tecnico, ingegneristico o matematico? Se sì, quali sono i percorsi di formazione di queste figure professionali? Quali le skill maggiormente ricercate dalle aziende per questi profili? Possiamo immaginare un futuro immediato dove la cultura umanistica e quella scientifica si integrino sempre di più?

In una sorta di road to webinar, abbiamo intervistato proprio uno dei nostri ospiti, Andrea Marcante. Un profilo nato umanistico (laurea in Filosofia) e poi ibridato con la tecnologia e il dato (PHD in Information Society), Andrea è l’esempio perfetto di un executive che ha saputo integrare al meglio questi mondi da leader. 

Ciao Andrea, benvenuto sul blog di HackAt. Ci racconti qual è secondo te il mito più diffuso sulle materie STEM per profili umanistici?

Buongiorno a tutti e grazie dell’invito. Non lo definirei un vero e proprio mito, ma sicuramente l’approccio ancora presente e prevalente sembra ricalcare il modello dualistico tra mondo scientifico-matematico e mondo umanistico, che già Snow chiedeva di superare, nel classico del 1959 The two cultures and the scientific revolution, per costruire una vera innovazione del sapere

Esiste quindi un misto di diffidenza e di ammirazione per un mondo che spesso più che essere scientifico sembra “magico”, la cui magia non è tanto sulle scienze quanto sulle sue applicazioni tecnologiche, che diventano buone o cattive.

Quale percorso consigli per le persone con un profilo umanistico che vogliono avvicinarsi al mondo STEM?

Studiare e leggere! Nonostante io avessi già una buona base di fisica, per me sono stati di grande ispirazione i corsi di filosofia della scienza. Ovviamente non sono gli unici, si può anche partire dalle riflessioni di Italo Calvino o dalla cyber-literature, come The Man in the High Castle di Philip K. Dick o Neuromante di William Gibson, o ancora ci si puo focalizzare sugli aspetti psico-sociologici dei social network e poi approfondire gli aspetti scientifici e tecnici che stanno alle basi di tutto ciò. 

Se penso a grandi temi contemporanei mi vengono in mente Spillover di David Quammen sulle epidemie o Lordine del tempo di Carlo Rovelli.

Si parla molto in questi anni di competenze digitali. Dal tuo punto di vista, qual è la migliore definizione di questo termine?

C’è un eccellente articolo di Massimo Mantellini su Internazionale, scritto in pieno lockdown, dal titolo Il divario digitale è una zavorra per lItalia, dove l’autore lega il tema delle competenze digitali alla digital literacy, cioè al processo culturale che permette di comprendere la grammatica del digitale

Una grammatica fatta di competenze trasversali, anche tecnologiche, ma soprattutto che riguarda la consapevolezza relativa allutilità di alcuni strumenti digitali, del perché si sono sviluppati così e di quali strumenti e quali sviluppi infrastrutturali e tecnologici apportano miglioramenti nei contesti di interesse. 

Da un recente articolo pubblicato sul Corriere della Sera, riportiamo questa considerazione: “così il filosofo saprà programmare un computer e un ingegnere avrà competenze di scienze sociali”. Che cosa ne pensi?

Penso che il filosofo debba continuare a fare il filosofo e l’ingegnere debba trovare soluzioni tecniche a problemi concreti (una definizione peraltro alquanto ridotta dei suoi compiti).

Ovviamente va benissimo che un filosofo sappia programmare, ma questa non è la competenza per cui è utile alla società: forse è più utile che rifletta sulle strutture logiche della programmazione o sulle implicazioni etiche di certe soluzioni informatiche. Così come è bene che un ingegnere si preoccupi delle conseguenze sociali delle sue soluzioni, ma che prima elabori le sue soluzioni ingegneristiche.