Alessandro Donadio è HR Innovation Leader per EY e autore tra gli altri libri di Smarting Up, pubblicato da FrancoAngeli Editore.

In questa chiacchierata affrontiamo insieme il tema della Smart Leadership e dei cambiamenti che le azienda stanno vivendo negli ultimi tempi, in particolare nel nuovo ecosistema del lavoro creatosi a causa della pandemia. 

Buongiorno Alessandro, nel tuo libro “Smarting Up” parli di smart leadership, di cosa si tratta e soprattutto puoi farci qualche esempio virtuoso?

La smart leadership è un approccio che si fonda su uno scenario di contesto organizzativo in cui lo spazio ed il tempo tornano nella disponibilità della persona.
Questo approccio richiede un’idea della leadership che si fa più supporto, orientamento, delega, piuttosto che comando e controllo, e che lascia la persona libera di muoversi nelle risorse che ha a disposizione: piattaforme digitali, ma anche luoghi organizzativi diffusi (ufficio, casa, co-wo).
Lo smart leader è quindi sicuramente digitale, ma anche e soprattutto un vero e proprio coach.
Di esempi ce ne sono diversi, o quantomeno di casi in cui si sta andando verso la direzione di una smart leadership formata e promossa. 

In questo periodo si parla tanto di smart working e remote working, tu stai affrontando le tematiche da molto tempo. Qual è la tua prospettiva in merito, quale sarà l’equilibrio a cui arriveremo nei prossimi mesi?

Sí, se ne parla molto vista anche la situazione in cui siamo. Ovviamente precisiamo che lo smart working è diverso dal remote working: quest’ultimo è una componente del primo, ma non lo definisce completamente. Il cuore dello smart working è la libertà da parte della persona, in accordo con il propri team, di decidere dove e come lavorare.
La prospettiva post crisi credo andrà nella direzione di una maggiore applicazione di smart working nel senso che ho evocato, ma trattandosi di vera trasformazione, chiederà un grande change culturale.

Quali ritieni siano i pilastri necessari ad un’azienda per diventare smart organization?

La smart organization è un ulteriore evoluzione rispetto allo stesso smart working. Se il primo lascia libera la persona di scegliere come e dove operare, la smart organization è un contesto in cui questa scelta diventa il cuore del modello di funzionamento.
I pilastri sono quelli che sostituiscono lo spazio ed il tempo, e sono: auto-responsabilizzazione e smartleadership appunto. La prima perché è condizione per la migliore efficacia organizzativa che ognuno sia responsabile del proprio operato, la seconda perché gioca un ruolo di integrazione fra individui e team e fra questo e l’intera organizzazione.

Abbiamo spesso sentito dire che la creatività ha bisogno di stimoli, di interazioni personali, di riunioni in presenza in cui tutti esprimono a ruota libera le proprie idee. Come è possibile adattare tutte queste iniziative per una società liquida e fully remote?

Decisamente pensando ad un organizzazione che si faccia phigital. In questi contesti le persone possono accedere ad informazioni, connettersi ai colleghi, collaborare su tutti gli ambiti che ritengono di valore. Un mix di digitale e cultura della collaborazione, possono fare evolvere anche attività che in passato erano pensabili solo in presenza.

Le sfide dei professionisti HR per i prossimi mesi.

Trovare la migliore geometria fra digitale e fisico, e formare una leadership in grado di far transitare le organizzazioni nella post crisi.